![]() | ROBERTO LONGHISbadata consuetudine mentale quella di considerare l'Aspertini come una bizzarria senza portata effettiva! Peggio, che grosso errore. L'interpretazione bullesca, quasi sacchettiana del Vasari che ancora dà il tono ai critici correnti oggigiorno, è l'interpretazione di un pratico manierista, che si crede però depositario di un particolare classicismo, almeno tecnico (egli era anzi convinto di avere a questo modo introdotto a Bologna un barlume di civiltà), nei riguardi di un manierista sommamente romantico come l'Aspertini e, per lo più, appartenente al barbaro e dissestato settentrione. Ma l'Aspertini è un vero pittore; e la volta bianca e violetta di San Frediano a Lucca, colma d'invenzioni delicate ed eccentriche, è lì a dimostrarlo. Ed è un autentico scopritore di nuova terra, una specie di Filippino, di Cranach bolognese... E non fosse per l'incupimento dei toni e i guasti e i ribollimenti della superficie, quante più bellezze non figurerebbero in questa creazione di spirito quasi mercuriale, col suo pergolato di figure su cui s'annuvola l'ombra! Un grottesco, ma che non si esaurisce in sè stesso, anzi vibra intensamente nel patetico; e dà superbamente l'avvio, con un bell'anticipo, a quella che sarà la controparte spirituale del manierismo, negli animi più accorati, come il Beccafiumi, il Rosso, il Pontorno, il Sodoma: tutti parecchio più giovani dell'Aspertini... (tratto da "Momenti della pittura bolognese, 1934) |