GIORGIO
COLLI

Una schiavitù travestita. Uno dei concetti più stolidi è la libertà della cultura. Se cultura significa scienziati, filosofi, artisti, è impossibile vedere come oggi l'esistenza stessa di tutti costoro sia indirizzata in modo decisivo, e non generico, dallo stato, o comunque dalla potenza mondana.

L'antitesi tra cultura e Stato di Burckhardt è oggi un ideale. Quindi la libertà della cultura è quella che lo Stato le concede, ossia è una servitù che la potenza politica lascia pavoneggiarsi come orgogliosa autonomia. Ed è naturale, perchè tale potenza è intrinsecamente nemica di ogni cultura libera, non sottomessa al suo gioco. Lo Stato elargisce grandi mezzi alla cultura, purchè essa accetti la sua schiavitù; in tal modo si piega nella direzione voluta, secondo la lotta per la potenza, il prodotto della cultura stessa, si ottengono utili servitori. Tutto ciò non potrebbe del resto andare diversamente.

Nel mondo moderno l'artista, lo scienziato, il filosofo vivono in un totale isolamento, sono individui dispersi. Entrano tutt'al più in classi professionali, ma non trovano nessuna comunità che li sostenga fin dalla giovane età. L'artista, il filosofo, così isolato è preda del potere mondano e politico, oppure va incontro ad un destino tragico.